Tra responsabilità tecnica e visione sociale del progetto, Workshop a Olbia

Il 14 aprile, il Grand Hotel President di Olbia ha ospitato il workshop “Tecnologia e progetto: le innovazioni nella progettazione contemporanea“, un momento di confronto su come le attuali sfide normative, digitali e sociali stiano ridefinendo l’approccio alla costruzione e all’abitare.

L’innovazione ha smesso di essere una semplice applicazione di nuove tecnologie per diventare una chiave di lettura della complessità tecnica e umana. Non si tratta solo di aggiornare le finiture o rispettare passivamente i requisiti di legge, ma di assumere il pieno controllo del progetto in ogni sua stratificazione. Questo passaggio richiede un netto cambio di passo metodologico: l’involucro architettonico e l’apparato impiantistico non possono più viaggiare su binari separati.

Fabio Valente dell’omonimo Studio di Architettura ha messo a fuoco questa necessaria presa di responsabilità tecnica: “Gli impianti o li comandiamo o li subiamo. Dobbiamo scegliere. Se sei un architetto che pensa di fare interni e dice ‘ma gli impianti non mi riguarda’, ha sbagliato lavoro”. La qualità del nuovo concept dell’abitare si gioca sulla capacità di anticipare le esigenze spaziali e di governare i vincoli costruttivi ben prima di arrivare in cantiere. Ma il controllo tecnico è solo lo strumento per un fine più alto: “Penso che un architetto non si possa limitare ad eseguire bei progetti ma debba applicare ad essi la visione che egli ha della società e di come questa cambi e muti continuamente”. Il significato di un’opera è fondante tanto quanto la sua estetica.

Questa urgenza di governare l’intervento si lega indissolubilmente al tema dell’impatto ambientale, un parametro ormai misurabile e dirimente per il mercato immobiliare. La sostenibilità ha abbandonato le dichiarazioni d’intenti per ancorarsi a protocolli internazionali e logiche di rendimento. Marco Monaco, libero professionista LEED AP, ha smontato l’idea che l’efficienza energetica si esaurisca in soluzioni tampone: non basta mettere pannelli fotovoltaici su un edificio disfunzionale per definirlo green. “Il buon intervento di ristrutturazione, riqualificazione o nuova costruzione in ottica sostenibile è quello che cade nel punto di intersezione dei tre insiemi: soddisfa la sostenibilità sociale, soddisfa la sostenibilità economica e soddisfa la sostenibilità di prodotto”. L’adozione di standard come il LEED diventa quindi non solo un esercizio etico, ma una precisa tutela finanziaria e contrattuale richiesta da fondi d’investimento e grandi player.

Anche in questa occasione, il contributo delle aziende partner – Airzone, BAMPI, FIMA Carlo Frattini, Gibus e Rubner Haus – ha reso possibile e arricchito questo confronto essenziale per l’aggiornamento della categoria.

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