Il progettista come regista – a San Siro riuso, involucro e dati nella stessa filiera

Il 28 settembre, allo stadio San Siro di Milano, il workshop di Infoprogetto Nuove frontiere per l’edilizia e l’architettura: eccellenza, tecnologia e sostenibilità ha riunito architetti, geometri e ingegneri per una giornata di formazione su progettazione integrata, involucro ad alte prestazioni e riuso adattivo.

Il punto di partenza è stato meno tecnologico di quanto il titolo lasciasse pensare. La domanda non era quanta tecnologia mettere dentro un edificio, ma chi tiene le fila. Un edificio contemporaneo deve rispondere a vincoli normativi, energetici e ambientali che si sommano, e la visione architettonica regge solo se dialoga con ingegneria e fisica tecnica fin dalle prime fasi.

Filippo Chiesa Ricotti, fondatore di Gruppo Tre Architetti, l’ha detta in termini di ruolo: «Un architetto oggi deve essere un po’ regista e coordinatore, colui che padroneggia tutto l’iter e che deve sapersi interfacciare con tutti gli altri professionisti della filiera». È una definizione che sposta il baricentro del mestiere: meno autore solitario, più figura che vede i problemi prima che arrivino in cantiere. Lo stesso vale per gli strumenti digitali, che secondo Chiesa Ricotti non tolgono spazio al progetto: «L’intelligenza artificiale non va a sostituire l’umano, anzi ci aiuta a padroneggiare i processi. La parte creativa, il famoso schizzo a mano, resta a monte di tutto».

Con Enrico Sterle, Creative e Facade Leader di Park Associati, il discorso si è spostato sulla materia e sulla responsabilità di chi costruisce: «L’architettura e il costruito è un’azione fortemente impattante e non è facile poi andare a modificarla a cose fatte: non ci si può pentire di un edificio che è già stato costruito». Da qui il ragionamento sull’urban mining e sulla demolizione selettiva. Un edificio da dismettere smette di essere un problema di smaltimento e diventa, nelle sue parole, «una sorta di banca dati, un nuovo magazzino di materiali da riorganizzare». Il cambio di sguardo ha conseguenze pratiche: ciò che esiste va letto come una risorsa prima che come un ingombro.

L’ultima parte della giornata ha riguardato l’involucro, che non è più una semplice barriera fra dentro e fuori. Daniele Guglielmino, Managing Director di Get Consulting, ha lavorato sul valore multidimensionale della facciata e sul calcolo della CO2 inglobata, partendo da un obiettivo dichiarato: «Noi progettiamo edifici e città per garantire salute, benessere e qualità della vita all’interno degli edifici». La conseguenza operativa sta nella seconda frase: bisogna «passare da una logica di solo controllo termico a una logica di prestazione multidimensionale». In altre parole, l’involucro non si giudica più su un solo parametro, ma sull’insieme degli effetti che ha su chi abita l’edificio e sull’ambiente.

Messi in fila, i tre interventi raccontano lo stesso passaggio da angolazioni diverse. Principi come l’analisi del ciclo di vita o il riuso adattivo contano quando diventano scelte di cantiere e spazi che funzionano, e per arrivarci servono formazione continua e un dialogo stabile fra chi progetta e chi produce.

La giornata è stata possibile grazie alle aziende partner Bacchi, Bampi, Bonomi Pattini, Dott. Gallina, Fondital, Graf Italia Srl, Linea Pannelli, Magnetti Building, Resideo, Tekno Point, Twin Systems, Uretek Italia e Villeroy & Boch.

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