Il 9 aprile, il The Nicolaus Hotel di Bari ha ospitato il workshop “Progettare e riqualificare: modelli e strategie contemporanei” – l’occasione è stata quella di una giornata di formazione professionale con un focus sulle trasformazioni metodologiche e tecnologiche che stanno ridefinendo le prassi del recupero edilizio.
Tra le varie considerazioni emerse durante gli interventi dei relatori, c’è il fatto che la riqualificazione dell’esistente oggi non è più intesa solo come pura conservazione, ma anche come sperimentazione di metodologie integrate. Il fulcro del dibattito si infatti spostato dalla singola disciplina a una visione di sistema, in cui devono convivere il restauro storico, l’efficienza energetica e la profonda conoscenza del costruito.
Il patrimonio architettonico richiede un approccio capace di far dialogare l’identità materiale con le istanze funzionali del presente. In questo scenario, le innovazioni tecnologiche – dal rilievo laser scanner all’uso dei droni, fino all’impiego dell’intelligenza artificiale per l’elaborazione di nuvole di punti e digital twins – non si sostituiscono alla sensibilità del tecnico, ma ne incrementano enormemente le capacità di analisi. L’acquisizione “puntuale” del dato si trasforma nello strumento primario per minimizzare gli imprevisti di cantiere e pianificare lavorazioni complesse senza intaccare le preesistenze.
Parallelamente, cambia la fisionomia del professionista. Superata la rigida impostazione verticale tipica del cantiere novecentesco, emerge l’esigenza di una trasversalità operativa. Maria Minardi di FOR Engineering: “Il ruolo del progettista non è più una figura tecnica focalizzata sulla singola disciplina, ma è un vero coordinatore di sistemi, una figura integrata che mette insieme gli spazi, le forme geometriche, gli impianti, le normative e le prestazioni”.
Sull’impatto degli strumenti digitali di coordinamento, Davide De Leo di STUDIOIDEAM: “L’innovazione sta trasformando il modo in cui noi progettiamo perché, rispetto a un disegno su carta statico, su un modello digitale noi possiamo avere tutto in quell’ambiente”, consentendo una gestione interattiva e un forte snellimento dell’intero processo esecutivo.
La vocazione dell’edificio detta la metodologia. Francesco Marzulli, sempre di STUDIOIDEAM, evidenzia una sostanziale differenza di approccio a seconda del contesto: “Quando abbiamo a che fare con i beni culturali, il primo obiettivo è la tutela dell’identità storica, un obiettivo che non esiste per l’edilizia ordinaria, per cui si punta piuttosto a migliorare sostenibilità e funzionalità”.

Il contributo delle aziende partner – AIZ (Associazione Italiana Zincatura), BAMPI, Defim Orsogril – Gruppo Alfonso Lorenzo, Fima Carlo Frattini, Hörmann Italia, Lumyra Energy, Megius, Penetron, PolyPiù, Sikkens, Twin Systems e Wolf System – ha reso possibile questo approfondimento tecnico.
L’innovazione nel recupero edilizio non rappresenta una spinta acritica verso l’automazione, ma una risorsa analitica per gestire la stratificazione del passato. Il digital twin mappa lo spazio e il rilievo millimetrico ne restituisce la geometria, ma resta l’elaborazione intellettuale del professionista a decidere le sorti del manufatto. Il progetto rimane, in ogni fase, un atto di indagine critica – e l’equilibrio tra automazione e giudizio umano continuerà a ridefinirsi nei prossimi anni di trasformazione.


