Il 28 aprile 2026, l’Hotel San Paolo Palace di Palermo ha ospitato il workshop “Progettare la durabilità: nuovi approcci e tecnologie“. Un incontro dedicato all’esplorazione di come strumenti digitali e dinamiche organizzative stiano cambiando l’attività professionale nel settore edilizio.
Progettare la durabilità oggi non significa soltanto selezionare materiali resistenti all’usura, ma interrogarsi sul valore del tempo applicato all’architettura. Il dibattito emerso durante la giornata ha evidenziato come la vera sfida sia creare edifici capaci di non diventare obsoleti nel momento stesso in cui vengono completati, preservando un senso e un’identità anche a fronte di scale d’intervento monumentali.
In questo scenario, la flessibilità degli spazi diventa un requisito fondamentale. Come sottolineato da Daniela Baldo dello Studio Marco Piva: “La durabilità è la qualità di ciò che dura nel tempo […] non è solo evitare l’usura, ma cercare di far durare il senso, il valore e l’identità dei nostri progetti”. Questa visione si traduce in interventi di riqualificazione dove l’edificio diventa “osmotico” rispetto alla città, integrando funzioni diverse — residenziale, lavoro, tempo libero — per garantire una vita costante ai manufatti e, di conseguenza, la loro redditività e sicurezza sociale.
Parallelamente, l’evoluzione del progetto si gioca sul sottile equilibrio tra etica e ricerca. L’approccio contemporaneo richiede un ritorno al pensiero primigenio, spesso mediato dal disegno a mano libera prima di approdare al PC, per definire composizioni dove il dettaglio non è un elemento decorativo ma strutturale. L’Architetto Pierluigi Sammarro dello studio Sammarro Architecture ha evidenziato l’importanza di questo processo: “L’abitare contemporaneo per noi rappresenta riuscire a trasferire all’interno di un pensiero quello che è il concetto dello studio […] definire composizioni tra spazio e forma”. Nel suo racconto di interventi che spaziano dal restauro monumentale all’hospitality di lusso, emerge la necessità di un linguaggio minimale e longevo, capace di abbattere i limiti tra indoor e outdoor.
La complessità dei progetti attuali richiede però, come già abbiamo avuto modo di constatare in altre giornate di formazione con altri relatori, una transizione definitiva dal modello dell’architetto “tuttologo” a quello del coordinatore di una rete di saperi collettivi. Il successo di un intervento dipende dalla capacità di far dialogare discipline diverse, dalle neuroscienze alla tecnologia degli impianti, mantenendo però ferma l’autorevolezza progettuale di fronte a un committente che spesso va educato a comprendere il valore di un percorso maturo e professionale.
La durabilità, in ultima analisi, si conferma come un concetto multidimensionale: è resistenza fisica dei materiali, ma è soprattutto capacità di un’opera di restare attuale nel tempo, adattandosi alle trasformazioni sociali senza perdere la propria anima.
Ringraziamo per il prezioso contributo le aziende partner che hanno reso possibile questo momento di formazione: Cotto Cusimano, Defim Orsogril – Gruppo Alfonso Lorenzo, Hormann Italia, KE Protezioni Solari, Roto Frank Dst Italia, Twin Systems e Wolf System.


