La sostenibilità come valore finanziario oltre che etico, Workshop alla Cantina Rotari

Workshop Cantina Rotari

Il 9 giugno 2026, la cornice della Cantina Rotari a San Michele all’Adige ha ospitato il workshop “Nuove frontiere per l’edilizia e l’architettura“, un momento di confronto tecnico dedicato all’evoluzione dei modelli progettuali tra efficienza energetica e digitalizzazione.

L’incontro ha fatto emergere chiaramente come il concetto di sostenibilità abbia superato la dimensione puramente etica per entrare con forza in quella finanziaria. Progettare oggi non significa solo rispondere a norme tecniche, ma gestire il rischio di svalutazione degli asset immobiliari. Come sottolineato durante i lavori, gli investitori guardano con crescente attenzione alla capacità di un edificio di restare al di sotto delle curve di decarbonizzazione per evitare che l’immobile diventi “non commerciabile” nel giro di pochi decenni. “Oggi nel mercato immobiliare il tema della sostenibilità non è più solo un valore etico, ma è diventato anche un valore finanziario importante”, ha evidenziato Massimiliano Caruso dello studio Oneworks TC.

In questo scenario, la classica “Legge 10” non basta più: è uno strumento statico, spesso relegato alla fase finale del progetto. La nuova frontiera è la modellazione energetica dinamica, che deve accompagnare il design sin dal concept per orientare ogni scelta, dal colore della facciata alla tipologia strutturale. Non si parla però solo di chilowattora: la qualità di un intervento si misura ora attraverso metriche più complesse che includono il comfort termico, acustico e la qualità dell’aria. Maria Minardi di FOR Engineering Architecture ha ricordato che “un edificio non deve soltanto funzionare, ma deve avere prestazioni precise che non sono solo termiche, ma legate al comfort e alla qualità percepita”.

Il passaggio dal disegno alla gestione dell’informazione trova nel BIM lo strumento d’elezione, non solo come modello 3D ma come piattaforma di coordinamento che riduce tempi e varianti in cantiere. La digitalizzazione permette di prevedere le interferenze prima che si trasformino in costi imprevisti, supportando le imprese in una fase costruttiva sempre più complessa. “La visione digitale del cantiere permette di avere un controllo continuo, risparmiando tempo e riducendo i costi attraverso un archivio informativo sempre aggiornato”, ha aggiunto ancora Maria Minardi nel corso della sua analisi sui casi studio.

L’edilizia contemporanea richiede dunque un’ibridazione delle competenze. Il progettista non è più una figura verticale, ma un coordinatore capace di dialogare con l’intelligenza artificiale e con sistemi di monitoraggio evoluti. Non è una transizione semplice: richiede un cambio culturale profondo che riporti la tecnica e l’architettura a una visione unitaria, dove la tecnologia non è un’aggiunta, ma il DNA stesso del costruito.

Ringraziamo le aziende partner che con il loro contributo hanno reso possibile questa giornata di approfondimento: Bampi, Dakota, Ideal Standard & Villeroy Boch, Lumyra, Metra Building, Saint-Gobain e Wienerberger.

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