Tra metodo, visione ed esigenze – al Crowne Plaza di Padova il progetto diventa un asset

Il 6 ottobre il workshop di Infoprogetto “Design e tendenze nell’architettura contemporanea: atmosfere, esperienze, stile“ ha riunito al Crowne Plaza di Padova architetti, ingegneri e geometri attorno a una domanda molto pratica: come si porta un progetto dal concept al cantiere senza che perda per strada la sua ragione d’essere.

Il punto di partenza è stato netto. La progettazione contemporanea non si misura sul gesto formale ma sulla capacità di guidare il committente dentro un metodo, tenendo insieme la visione dell’opera, le esigenze del cantiere e la sostenibilità economica. Detto così sembra ovvio; nella pratica di studio lo è molto meno.

Nell’hospitality e nel recupero, questo significa costruire un racconto coerente invece di sovrapporre decorazioni. Alberto Zanetta (POLI Design), direttore scientifico dei corsi per l’Hospitality, ha messo la questione in termini che ogni progettista ha sentito almeno una volta in riunione con un cliente: “Un progetto che non ha basi è inevitabilmente un progetto che è portato al fallimento […] non basta un progetto bello ma serve dietro un storytelling, qualche cosa che possa convincere il cliente che il design non rappresenta un costo ma che è un asset fondamentale”. Il passaggio da costo ad asset è il nodo: se il progettista non sa argomentarlo, il budget del design è il primo a saltare.

Zanetta ha poi spostato l’attenzione da chi progetta a chi vive lo spazio: “L’ospite dimentica ciò che ha visto, ma ricorda perfettamente ciò che ha provato”. È una frase che cambia il criterio con cui giudicare un albergo, un ristorante o uno spazio pubblico: non quanto è fotografabile, ma quale traccia lascia in chi lo attraversa.

Nel pomeriggio il discorso è sceso sul mestiere. Pierluigi Sammarro (Sammarro Architecture Studio) ha descritto l’architetto come figura di sintesi, chiamata a governare pratiche amministrative, direzione lavori e dettaglio d’interni senza perdere il filo: “È importante innanzitutto la centralità di intuire qual è poi la giusta via del progetto per poi arrivare a quella che comunque è la richiesta del committente ed insieme arrivare un po’ ai contenuti di quel concept finale che poi diventa il progetto esecutivo”. In quella frase c’è tutto il percorso, dall’intuizione all’esecutivo, e la parola che pesa è “insieme”: il concept non si impone al committente, ci si arriva con lui.

I casi presentati, dal restauro di torri storiche restituite alla città fino alla residenza contemporanea, hanno aggiunto un altro tassello. La conoscenza della materia esistente e il dialogo con la tutela dei beni culturali non frenano la creatività: sono la condizione perché un intervento regga nel tempo.

Grazie alle aziende partner Elan, Eterno Ivica, Micheletto, Platea, PM Scale e Schuco International.

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