Il 30 marzo, l’NH Collection CityLife di Milano ha ospitato il workshop “Progettare il futuro: nuovi approcci progettuali e tecnologie innovative“. Una giornata dedicata a come digitale, sostenibilità e normative ridefiniscono oggi il lavoro del professionista.
Integrare tecnologie complesse e protocolli ambientali nei progetti richiede consapevolezza: strutturale, ecosistemica e creativa. Progettare l’esistente impone un rigore analitico che deve necessariamente precedere l’azione. Non si può intervenire su un edificio senza averne prima compreso la storia e i materiali. Giancarlo Maselli di Giancarlo Maselli Srl: “Quello che ho sempre fatto io è il progetto della conoscenza. […] conoscere per intervenire o conoscere per non intervenire”. Costruire un solido fascicolo preliminare, unendo ricerca storica e diagnostica in situ, è l’unico modo per evitare perizie di variante infinite e garantire un controllo di qualità tangibile già in corso d’opera.
Questa necessità di controllo si riflette direttamente sullo spazio esterno e sull’ambiente naturale. Le scelte progettuali alterano interi ecosistemi: l’inquinamento luminoso disorienta i cicli vitali, portando piante a germogliare settimane prima del tempo o specie notturne a non riprodursi. Andrea Cacaci di Lombardini 22 ha smontato la retorica del semplice risparmio energetico: “In alcune situazioni non è veramente possibile illuminare meno, ma è sicuramente possibile illuminare meglio”. Significa assumere la responsabilità del flusso luminoso: quote dei pali più basse per contenere i fotoni, riduzione delle temperature di colore per non mimare la luce solare, confinamento ottico che limiti la dispersione luminosa verso il cielo.
Il tema del limite si applica anche agli strumenti quotidiani. BIM e intelligenza artificiale accelerano la filiera esecutiva, ma minacciano di appiattire l’autorialità se il software decide al posto del progettista. Di fronte a macchine in grado di generare render fotorealistici in cinque minuti, André Straja di GaS Studio ha puntato il dito contro l’automazione del pensiero critico: “L’AI ti propone il passato, non ti può proporre il futuro. Tutti i lavori creativi sono basati sulla ricerca di soluzioni che offrono sorpresa e pertinenza a un certo problema, e io temo che più abbiamo questi strumenti più le cose si appiattiscono”.

A cornice della giornata, il contributo delle aziende partner — Falar, Gasperotti, General Membrane, Heatile, Hörmann Italia, Innoptec, Isolgomma, Lumyra, Polypiù, Qfort, Sikkens e Tekno Point Italia — ha portato soluzioni concrete per tradurre questi principi in pratica costruttiva.
Progettare il futuro non significa delegare l’intelletto all’algoritmo né accontentarsi di un certificato energetico. Significa governare la complessità, misurare l’impronta sul contesto e ricordare che il più delle volte l’innovazione risiede nella capacità di leggere la realtà prima di trasformarla.


