Il 2 aprile 2026, presso il Museo Auto Storiche di Brescia, si è tenuto il workshop “Qualità costruttiva e architettonica: tra innovazioni tecnologiche e sostenibilità“, un’opportunità concreta per analizzare l’evoluzione della progettazione contemporanea.
L’architettura oggi richiede un profondo cambio di paradigma operativo, che spinge a interrogarsi costantemente sul reale impatto di ogni intervento nel tessuto urbano. Non si tratta più solo di edificare volumi isolati, ma di analizzare e comprendere a fondo le dinamiche sociali, storiche ed ecologiche dei luoghi. Il focus del dibattito progettuale si sposta inevitabilmente dall’oggetto architettonico in sé al sistema in cui esso si inserisce.
L’architetto Damiano Capuzzo di ABCPLUS ha tracciato una direzione precisa: “Non siamo designer di edifici, siamo designer di relazioni”. Questa visione spinge a concepire architetture che, indipendentemente dalla loro dimensione o funzione, siano capaci di mettere in comunicazione diretta l’ambiente naturale con quello costruito, generando comfort reale e promuovendo una nuova forma di aggregazione sociale.
In parallelo, la vera sostenibilità non si esaurisce nell’adozione passiva di normative restrittive o nell’aggiunta di componenti tecnologiche slegate dal contesto per ottenere mere certificazioni. L’ingegnere Giovanni Burti, sempre dello studio ABCPLUS ha messo a fuoco un concetto cruciale: “Il sostenibile non è installare il pannello fotovoltaico. L’ambiente intorno a noi è sostenibile e possiamo sfruttare tantissime cose”. L’obiettivo primario deve essere quello di minimizzare l’impatto impiantistico artificiale e imparare a sfruttare attivamente le risorse primarie offerte dal microclima locale, come la ventilazione naturale, l’esposizione solare e il potenziale termico del suolo.
Un altro asse portante emerso dai lavori è la necessità di focalizzarsi sul recupero del patrimonio esistente. Costruire nel costruito, lavorando sulle preesistenze, significa restituire identità e utilità al territorio senza aggravare il sistema con un ulteriore consumo di suolo. In questo delicato processo di rigenerazione, le nuove tecnologie – inclusa l’intelligenza artificiale generativa – non si sostituiscono alla sensibilità e al giudizio critico del progettista, ma lo affrancano dalle mansioni puramente esecutive. L’architetto David Morini di Pelizzari Studio ha chiarito il perimetro d’azione rispetto all’evoluzione digitale: “La nostra responsabilità e la nostra unicità è quella di prendere quell’immagine, prendere quell’idea e metterla a terra, di realizzarla, di poter studiare il dettaglio”. L’innovazione tecnologica va quindi dominata in modo strategico per gestire la complessità tecnica, senza mai ridurla a banale scorciatoia.

Ringraziamo tutte le aziende partner che hanno reso possibile la giornata di formazione e che hanno contribuito con idee, soluzioni e prodotti per concretizzare queste sfide nella vita/lavoro di tutti i giorni nei cantieri: Autobase, BAMPI, DI.BI. Porte Blindate, Elan Sistemi, Falar Serramenti e Carpenteria, HP – DVM Service, Ideal Standard – Villeroy & Boch, Lumyra Energy, Obo Bettermann Italia, Paesani Group e Serbaplast.
Come spesso ci capita di dire, la sfida non si risolve con l’applicazione rigida di un protocollo standardizzato. Ciò che continua ad emergere è che occorre andare oltre, avere la capacità di leggere le vocazioni del territorio, di operare per sottrazione quando necessario, e di utilizzare la tecnica come mezzo per ritrovare un equilibrio duraturo. Il vero valore della professione nei prossimi anni risiederà con ogni probabilità in questa sintesi tra la memoria dei luoghi e l’urgenza di risposte tangibili.


