Il 12 marzo, la Dallara Academy di Parma ha ospitato il workshop “Efficienza progettuale e qualità del costruire: tecniche, materiali e innovazioni“. Una giornata dedicata al confronto tra visione architettonica e rigore ingegneristico, tra prestazioni tecniche e linguaggio compositivo.
Il foglio bianco si scontra rapidamente con i limiti di budget, le prestazioni impiantistiche e la reale fattibilità tecnica. Non basta disegnare forme accattivanti se queste si traducono in organismi edilizi complessi da gestire o carenti dal punto di vista funzionale. Il rapporto tra visione architettonica e rigore ingegneristico richiede una negoziazione continua. Roberto Mancini di FOR Engineering lo ha detto chiaramente: “Bisogna focalizzare molto bene all’inizio quelle che sono le prestazioni di un progetto, perché è sulle prestazioni che poi si misurano gli obiettivi raggiunti o meno”. Una sorta di richiamo alla concretezza, perché senza obiettivi chiari all’inizio, il cortocircuito tra estetica e funzionalità diventa quasi inevitabile.
D’altra parte, assecondare unicamente il calcolo tecnico porta all’oblio della forma e della personalità dell’edificio. Carlo Donati di Carlo Donati Studio ha sollevato un problema sempre più diffuso, in particolare nella fascia alta del mercato immobiliare: “All’aumentare del budget disponibile per il proprietario c’è un appiattimento su un gusto internazionale molto povero, sempre uguale, sempre identico a se stesso”. La vera ricchezza di un progetto non risiede nello sfoggio di finiture costose, ma nella capacità di restituire carattere attraverso strumenti compositivi puri, come lo studio attento delle intersezioni visive e l’uso colto del cromatismo.
Per tenere insieme questi due poli – l’anima ingegneristica e quella architettonica – oggi sono disponibili strumenti di controllo sempre più precisi. Sul fronte del monitoraggio strutturale per esempio, i sistemi digitali permettono un controllo certificato degli edifici anche da remoto. Ma è già nella fase di concezione che il metodo di lavoro sta cambiando. La complessità odierna richiede di simulare innumerevoli opzioni per trovare il corretto equilibrio tra costi dei materiali e isolamento termico. Mancini ha ricordato l’impatto decisivo dei nuovi sistemi di calcolo: “Ormai questi meccanismi si possono automatizzare con l’intelligenza artificiale, che è in grado di valutare in maniera pressoché istantanea una moltitudine di scenari, dando con matematica certezza l’assetto corretto per ottenere l’obiettivo”.

A rendere la giornata completa e ancora più ricca di contenuti c’è stato anche il contributo di Afis Clerici, BACCHI, BF Fima Carlo Frattini, Defim Orsogril, Gruppo Industriale Tegolaia, Lumyra Energy, Resideo, Tekno Point Italia, Twin Systems e URETEK ITALIA. Aziende che hanno portato soluzioni concrete per il dialogo tra progettazione e comparto produttivo.
Resta, come spesso in questi casi, una domanda aperta. Progettare l’efficienza significa “meramente” applicare protocolli normativi o selezionare soluzioni certificate ma pur sempre standard? O significa piuttosto riuscire a bilanciare le scelte relative all’involucro, agli impianti e al linguaggio compositivo?
La risposta, probabilmente, sta nella capacità di mettere in discussione e sotto la lente l’intero processo, ogni singola scelta – tecnica e formale – fino alla fine.


