Oltre il cantiere: l’etica della materia e la sfida climatica a Padova

Workshop Infoprogetto Padova

Il 25 giugno 2026, presso il Castello di San Pelagio in provincia di Padova, Infoprogetto ha riunito professionisti e aziende per discutere di qualità costruttiva e architettonica, analizzando l’integrazione tra innovazione tecnologica e sostenibilità.

Sappiamo ormai benissimo che progettare oggi non è più un atto puramente estetico o funzionale, ma una complessa operazione di equilibrio tra normative, strumenti, tempistiche, responsabilità etica e impegno ambientale. Al centro della giornata di formazione è emersa la consapevolezza che il settore civile sia responsabile di circa il 31% della produzione di CO2, un dato che impone un cambio di paradigma radicale: non basta più proteggersi dal freddo, ma bisogna imparare a gestire estati sempre più torride e città sature di calore.

La transizione verso l’edificio a “emissioni zero” entro il 2050 non è solo un obiettivo burocratico dell’Unione Europea, ma una necessità fisica per mantenere il valore del patrimonio immobiliare e la salute di chi lo abita.

Come ha sottolineato l’Arch. Roberto Francieri (Studio IDEA EnerG) durante il suo intervento: “Dobbiamo decidere quale delle due soluzioni prendere: se aumentare il consumo o se ridurlo e ottimizzarlo. L’obiettivo è parlare di efficienza, ma di edifici attivi, che producono molto di più di quello che consumano”.

Tuttavia, l’innovazione non può prescindere dalla conoscenza profonda dell’esistente. Nel campo del restauro e del recupero, la diagnostica si conferma come il “progetto della conoscenza” indispensabile prima di ogni intervento. Non si può intervenire su un monumento o su un edificio storico senza averne compreso le patologie e la storia materica. A tal proposito, il Prof. Giancarlo Maselli (Maselli srl) ha rimarcato la necessità di un approccio metodologico rigoroso: “Prima si deve digerire il monumento: andarci dieci volte, non una volta sola, per capire tutte le proprietà. Solo dopo si fanno le ipotesi di lavoro e si decide quali indagini sperimentali eseguire”.

Questa attenzione alla materia si riflette anche nella pratica professionale quotidiana, dove il progettista funge da mediatore tra la fantasia del cliente e la realtà del cantiere. Il recupero di materiali, come il legno di vecchie imbarcazioni trasformato in strumenti musicali o elementi architettonici, diventa metafora di una professione che deve tornare a “sentire” i materiali e a divertirsi nel farlo, nonostante la pressione dei regolamenti e delle responsabilità civili.

L’Arch. Andrea Marastoni (Studio Marastoni) ha offerto una visione profondamente umana del mestiere: “Noi tutti i giorni lavoriamo per far vivere bene qualcun altro che spesso non conosciamo, e che vivrà nelle nostre case per i prossimi 10-15 anni. È un mestiere sociale, un pensiero sublime che spesso abbiamo accantonato”.

In conclusione, il workshop ha evidenziato che la tecnologia non è un fine, ma uno strumento. La sfida per architetti e ingegneri non risiede solo nell’applicare l’ultima soluzione certificata, ma nel saper integrare impianti, involucro e diagnostica in un’unica visione consapevole. La qualità architettonica del futuro dipenderà dalla capacità di assumersi il rischio di scelte oneste, che guardino alla sostanza più che al risparmio immediato.

Si ringraziano le aziende partner per aver reso possibile questo momento di confronto e per il loro costante supporto alla formazione tecnica: Ideal Standard – Villeroy & Boch, KE protezioni solari, Lumyra Energy, Megius, Paver, Penetron e Twin Systems.

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