Quando comincia, davvero, un progetto sostenibile? A Pietrarsa la sostenibilità diventa metodo

Il 22 settembre il workshop di Infoprogetto “Efficienza progettuale e qualità del costruire: tecniche, materiali e innovazioni” ha portato architetti, ingegneri e geometri al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, nelle officine borboniche dove un tempo si costruivano locomotive. Una sede che parla di costruzione in senso letterale, e che ha fatto da sfondo a una domanda precisa: quando comincia, davvero, un progetto sostenibile?

La risposta della giornata è stata netta: all’inizio. La sostenibilità non si aggiunge a progetto finito, si imposta con le prime scelte, e cambia il modo di lavorare prima ancora del risultato.

L’architetto Giuseppe Pulvirenti, di Topos ambiente, è partito dai protocolli internazionali come BREEAM e dai Criteri Ambientali Minimi per mostrare come stanno trasformando la pratica di cantiere: integrazione fra discipline fin dai primi schizzi, tracciamento rigoroso della filiera dei materiali, verifiche che accompagnano tutto il percorso. 

Giuseppe Pulvirenti (Toposambiente): “Con i CAM 2025 non si può fare una relazione CAM a fine progetto: si deve fare contestualmente all’inizio dell’idea progettuale.” Detta così sembra una questione di procedura. In realtà sposta il peso delle decisioni: chi disegna la prima pianta sta in qualche modo già scrivendo anche la relazione ambientale.

Daniela Baldo, architetto dello Studio Marco Piva, ha portato l’attenzione sulla durata. Raccontando un intervento integrato in Islanda, pensato per reggere un clima severo e per dare spazio alla vita comunitaria, ha insistito su un punto che molti capitolati trascurano: l’efficientamento energetico non è la somma di materiali performanti, è la capacità del progetto di funzionare nel tempo. Un edificio che dura è un edificio che continua a rispondere a chi lo abita, anche quando il clima e le esigenze cambiano.

Con Andrea Debilio, partner di ADAT Studio, la scala è cambiata di nuovo, dall’edificio allo spazio pubblico. Il caso di Piazza Monterone, trasformata da svincolo per il traffico in piazza pedonale con rain garden e pavimentazioni permeabili, ha mostrato il verde come parte della struttura della città, non come decorazione.

Andrea Debilio (ADAT Studio): “Abbiamo chiamato questo concetto ‘natura infrastruttura urbana’, ovvero come la natura interviene come soggetto all’interno dei nostri progetti come elemento principale.” È un rovesciamento di ruoli: la vegetazione non riempie gli spazi rimasti liberi, decide come si organizzano tutti gli altri.

Tre interventi diversi per scala e linguaggio, e una stessa idea di mestiere. Il rigore tecnico, la competenza fra più discipline e la responsabilità verso il territorio servono a governare la complessità, non a inseguire la soluzione del momento. È su questo che si misura la qualità del costruire nei prossimi anni: spazi che funzionano, durano e vengono riconosciuti da chi li vive.

Grazie alle aziende partner che hanno reso possibile la giornata: Ama Advanced, Bampi, Cotto Cusimano, Dakota Group, FF Systems, Gibus, Gr.Ind.Tegolaia, Marcegaglia, New Time, Resideo, Riverclack, Twin Systems e Xella.

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