Metodo e contesto per progettare l’esistente, le lezioni del Workshop all’Aruba Auditorium

Workshop Aruba Infoprogetto

Il 24 febbraio l’Aruba Auditorium di Ponte San Pietro ha ospitato il workshop “Progettazione e rigenerazione: nuove visioni per l’edilizia“. Al centro del dibattito, il superamento del concetto tradizionale di sostenibilità a favore di un approccio integrato per il recupero del patrimonio esistente e lo sviluppo del nuovo.

Quando affronti il recupero di un edificio o la concezione di un nuovo spazio, sai bene che l’efficienza energetica da sola non è più il traguardo finale. Il mercato, i vincoli e le normative ti chiedono una sostenibilità pragmatica, che è prima di tutto metodo, organizzazione e dialogo. Questo è il filo narrativo emerso a Bergamo: la necessità di abbandonare l’isolamento disciplinare in favore di un processo in cui architettura e ingegneria viaggiano in stretta collaborazione.

Come ha sottolineato Roberto Mancini di For Engineering, la complessità odierna esige una visione allargata, ricordando che la vera sostenibilità “non è data solo dalle performance energetiche, acustiche, dai costi o dai tempi, ma è data di fatto dalla buona riuscita di un dialogo tra l’architettura con la maiuscola e l’ingegneria”. Se questa sinergia viene a mancare o si sbilancia, il rischio concreto è che la fase creativa diventi inesorabilmente subordinata alla pura esecuzione tecnica.

Intervenire sull’esistente impone di misurarsi costantemente con i limiti fisiologici del costruito. Non serve sempre forzare la mano con un segno autoriale a tutti i costi. Marco Oriani dello studio CM2, richiamando l’insegnamento di Luigi Snozzi, ha ricordato ai colleghi in sala che di fronte alla rigenerazione non c’è “niente da inventare, tutto da reinventare”. La sfida più complessa per un progettista sta proprio nel “cercare le regole dell’intervento all’interno dell’edificio senza dover per forza introdurre elementi originali”, accettando talvolta di fare un passo indietro per restituire senso e funzionalità all’identità del manufatto.

Questo rispetto per il luogo e per le preesistenze si traduce in un minor consumo di suolo, rendendo il recupero edilizio il primo vero atto ecologico. Tuttavia, richiede compromessi continui tra vincoli imposti dalle soprintendenze, budget quasi mai elastici e reali possibilità spaziali. Su questo punto, Aldo Bottini di BMS Progetti ha evidenziato come non si possa progettare per dogmi standardizzati: “Non esiste un approccio scientifico o deterministico nella definizione di sostenibilità, ma esiste ogni volta una riflessione, un ragionamento sulla situazione in cui uno si trova”. È la tua capacità di declinare i driver dell’efficienza sul contesto specifico a determinare il reale valore dell’opera.

Alcuni momenti dalla giornata di formazione

Questo complesso processo metodologico funziona concretamente solo quando anche la filiera dell’industria condivide la medesima visione progettuale. Un ringraziamento doveroso va quindi a tutte le aziende sponsor che hanno reso possibile il confronto, arricchendolo con il loro indispensabile contributo di know-how tecnologico: ACT s.r.l., Alpacom, BAMPI S.p.A., Brianza Plastica Spa, Gibus Spa, GRAF Italia Srl, HP Italy, IDEAL STANDARD, Linea Pannelli distributore esclusivo per DuPont™ Corian®, Lumyra Energy, Mondial System, Mulser srl, SERBALPAST, Xella Italia S.r.l.

Il convegno ci lascia con un aspetto cruciale che impatta direttamente sulla tua quotidianità professionale. In un’epoca inflazionata da protocolli ambientali e rigidi iter burocratici, l’innovazione non risiede più esclusivamente nel nuovo materiale performante o nel software di ultima generazione. La rigenerazione urbana e l’edilizia contemporanea non dipendono dai singoli “gesti”, ma dalla “fatica invisibile” di chi sa far sedere allo stesso tavolo estetica, urgenze tecniche e memoria dei luoghi.

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