Il 21 maggio 2026, l’Hotel Regina Margherita di Cagliari ha ospitato il workshop “Progettare e riqualificare: modelli e strategie contemporanei”, un nuovo momento di confronto tecnico sul futuro del recupero edilizio e dell’efficienza energetica.
Il settore dell’edilizia in Italia sta attraversando un cambio di paradigma necessario. Esaurita la spinta propulsiva dei grandi incentivi fiscali, la sfida per i professionisti si è spostata sulla capacità di gestire una complessità tecnica e normativa senza precedenti. Oggi, intervenire sull’esistente non significa più soltanto restaurare o consolidare, ma attuare una trasformazione profonda che risponda agli obiettivi europei della direttiva “Case Green” e della neutralità climatica entro il 2050.
In questo scenario, il ruolo dell’architetto e dell’ingegnere evolve: da semplice progettista a regista di un processo interdisciplinare che integra diagnostica avanzata, sostenibilità ambientale e gestione burocratica. Come sottolineato durante i lavori, la ristrutturazione deve diventare un atto di responsabilità civile. “Oggigiorno ristrutturazione equivale a riqualificazione energetica: è un tema etico legato al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità”, ha affermato Francesco Adorni (Studio CM2 Associati), evidenziando come l’impatto del comparto delle costruzioni sia determinante negli scenari globali dell’Antropocene.
L’innovazione tecnologica, rappresentata da strumenti come il BIM (Building Information Modeling) e i Digital Twin, emerge non come un fine, ma come un’arma indispensabile per gestire l’integrazione tra strutture e impianti, riducendo l’errore e ottimizzando il ciclo di vita dell’edificio. Tuttavia, la tecnologia deve saper dialogare con la memoria dei luoghi. In contesti come quello sardo, dove il patrimonio industriale dismesso e le ex miniere rappresentano ferite e opportunità paesaggistiche, il recupero richiede una sensibilità specifica.
Francesco Marzulli (Studioideam) ha posto l’accento sulla necessità di un approccio che valorizzi le risorse del territorio: “Bisogna riscoprire l’impiego di risorse e maestranze locali, avvalendosi della conoscenza degli artigiani tradizionali — i maestri — come custodi di tecniche antiche legate alle risorse del territorio”. Questo equilibrio tra l’alta specializzazione digitale e il recupero della tradizione artigianale definisce la qualità del progetto contemporaneo, specialmente quando si opera su beni vincolati dove la conservazione dell’identità storica è prioritaria.
La riflessione finale del workshop invita a guardare oltre l’emergenza dei fondi PNRR. Il futuro della professione risiede nella capacità di fare squadra, superando il “nanismo” degli studi professionali italiani per affrontare commesse sempre più integrate. Non è più tempo per l’architetto solitario; la complessità odierna richiede team capaci di governare ogni aspetto, da qualli economici alle performance energetiche NZEB.
Un ringraziamento particolare va alle aziende partner che hanno reso possibile questo approfondimento, contribuendo con le loro soluzioni tecniche al dibattito: Alpacom S.r.l, Defim Orsogril S.p.A, KE Outdoor Design, Rexpol Group, Saint Gobain, Soprema Srl e Twin Systems.
Progettare oggi significa abitare la contraddizione tra la velocità del cambiamento climatico e la lentezza della burocrazia. La sfida non è solo tecnica, ma culturale: trasformare il patrimonio costruito in una risorsa rigenerabile, capace di durare nel tempo senza consumare il suolo che resta.


