Il 3 aprile 2025 all’interno dell’azienda agricola Leonardi alle porte di Modena, si è tenuto un evento organizzato da Infoprogetto® – Action Group, intitolato “L’arte del design e la scienza dell’edilizia: visioni a confronto”. Questo workshop si è concentrato sull’importanza di bilanciare funzionalità ed estetica nei progetti architettonici contemporanei. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di approfondire come il design potesse completare la struttura architettonica, lavorando in continuità o in contrasto con l’involucro esterno, attraverso l’uso di forme, luci e colori per creare risultati eterogenei. Tra i relatori sono intervenuti l’architetto Katia Gentilucci di Progetto CMR , l’architetto Giovanni Franceschelli di Rizoma Architetture e l’Ing. Marco Monaco consulente per la sostenibilità che hanno condiviso le loro esperienze e visioni sul rapporto tra edilizia e design.
L’Architetto Giovanni Franceschelli di Rizoma Architetture ha sottolineato come luoghi straordinari come quello dell’evento possano diventare spazi di socialità, formazione, studio e lavoro. Ha evidenziato come oggi ogni ambiente possa accogliere attività che un tempo erano considerate complementari. Dieci anni fa, un team di giovani talenti dello studio bolognese di cui fa parte ha iniziato a collaborare con una compagnia olandese, The Student Hotel (ora The Social Hub), per un progetto a Firenze. Il cliente era sconosciuto, ma la collaborazione ha avuto successo, portando a un importante e longeva partnership. Il primo progetto, vincente nonostante la scommessa iniziale, ha portato alla creazione di uno spazio ibrido che non può essere definito né hotel, né studentato, né coworking. Piuttosto, si tratta di un ambiente multifunzionale, che accoglie una comunità internazionale di giovani e professionisti. Il progetto di Firenze è stato una sfida sia per il recupero di un edificio storico che per il lavoro con la Sovrintendenza. L’idea chiave era trasformare l’edificio in un luogo flessibile, capace di ospitare una varietà di attività quotidiane, con spazi comuni pensati per stimolare la socializzazione e la creatività. L’architettura è stata progettata per combinare la storia con la modernità, utilizzando materiali innovativi come il Corten e vetro per creare un contrasto con l’edificio storico. Il design degli spazi è stato pensato per favorire la flessibilità d’uso, con spazi che cambiano a seconda delle necessità. Anche gli spazi di coworking hanno avuto grande successo, rispondendo a una crescente domanda di ambienti condivisi e dinamici. In un momento di pandemia, la seconda sede del Social Hub a Bologna è diventata un rifugio per chi cercava uno spazio di lavoro lontano dalla casa, evidenziando come la funzione sociale degli spazi condivisi fosse fondamentale. Ogni ambiente è stato concepito con un forte senso di identità, attraverso l’uso di colori e arredi recuperati, creando un’atmosfera semplice ma sofisticata. La cucina comune e gli spazi condivisi sono diventati luoghi di incontro, dove la socialità si mescola con lo studio e il lavoro, dimostrando che il design deve rispondere alle reali esigenze degli utenti, anche imparando dai propri errori. Oggi, il brand ha evoluto il suo nome e la sua offerta, ampliando la sua attenzione a un pubblico più maturo, pur mantenendo la sua accessibilità per giovani provenienti da tutto il mondo. Il progetto continua ad evolversi, con il lavoro in corso per riprogettare le camere per una clientela più adulta, consolidando il legame tra design, comunità e funzionalità.
L’intervento dell’Architetto Katia Gentilucci ha offerto una panoramica approfondita sull’evoluzione degli spazi ufficio, partendo dall’esperienza trentennale dello studio Progetto CMR. Ha analizzato come il concetto di ufficio sia cambiato nel tempo, passando da ambienti tradizionali a spazi sempre più dinamici, flessibili, collaborativi e centrati sulla persona. L’evoluzione degli spazi ufficio ha visto un cambiamento significativo dalla fine degli anni ’90, quando si è introdotto il concetto di open space, fino ai modelli attuali, sempre più flessibili e basati sull’activity based working. Oggi, gli spazi non sono più assegnati ma diventano adattabili e prenotabili, permettendo un utilizzo dinamico degli ambienti. Nel corso degli anni, la distribuzione degli spazi ha subito una trasformazione: si è passati da un 70% di postazioni di lavoro a un equilibrio più equilibrato, con il 50% dedicato ad aree operative e il restante 50% a spazi di supporto, come sale riunioni, aree break e spazi informali. Si prevede che in futuro le aree operative possano ridursi ulteriormente al 30%. Nel contesto post-Covid, l’ufficio deve evolversi in un ambiente che faccia sentire i dipendenti “a casa”, promuovendo benessere, comfort e appartenenza. La flessibilità e la collaborazione tra generazioni sono cruciali, con un forte focus sul benessere individuale. L’ufficio moderno deve essere umanocentrico, rispondere a diverse esigenze e promuovere inclusività, identità aziendale e benessere. Il processo progettuale si basa ora su un ascolto attivo degli utenti, coinvolgendo dipendenti di tutti i livelli attraverso workshop e interviste. Le esigenze espresse vengono integrate per creare spazi che rispondano ai bisogni reali delle persone. In termini di benessere e sostenibilità, l’ufficio ideale integra comfort climatico, acustico e illuminazione adeguata, insieme a tecnologie smart e sensori ambientali. A questo si aggiungono certificazioni internazionali come WELL, LEED e BREEAM per garantire la qualità dell’ambiente. In alcuni progetti sperimentali, si è posto l’accento sulla promozione della salute, affrontando la sedentarietà con soluzioni innovative come scale incentivanti, bike desk e la gamification del movimento, in collaborazione con università specializzate. Infine, la biofilia, intesa come progettazione sensoriale che include l’uso di materiali naturali, illuminazione circadiana e una relazione più diretta con la natura, è diventata fondamentale per stimolare il benessere e la produttività nei luoghi di lavoro.
L’Ing. Marco Monaco ha evidenziato l’importanza della certificazione sostenibile, puntando l’attenzione sul protocollo Leed. Il mondo delle costruzioni sostenibili, che oggi coinvolge sia enti pubblici che fondi di investimento privati, è sempre più orientato verso edifici green, a basso impatto ambientale. Ma cosa significa costruire in modo sostenibile e chi sono i protagonisti di questo settore? Gli utilizzatori finali, ossia coloro che vivono e utilizzano gli edifici, sono alla ricerca di soluzioni che permettano di ridurre i costi delle bollette energetiche e idriche, mentre gli sviluppatori puntano a creare immobili con un valore riconosciuto sul mercato. I fondi di investimento vedono nella sostenibilità una leva per aumentare il valore degli immobili nel lungo periodo. La sostenibilità nella costruzione si articola in tre dimensioni principali: sociale, economica e di prodotto. Un buon intervento di ristrutturazione o nuova costruzione deve soddisfare tutti questi aspetti, garantendo non solo la qualità dei materiali (con certificazioni ambientali adeguate), ma anche l’accettabilità sociale e la fattibilità economica. Il protocollo LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), lanciato negli Stati Uniti nel 1998, rappresenta una delle certificazioni più conosciute per gli edifici green. Viene spesso descritto come una “pagella di sostenibilità” che assegna un punteggio in base a vari criteri, tra cui efficienza energetica, uso di materiali sostenibili, gestione delle risorse idriche e qualità degli spazi interni. Il processo di certificazione LEED non riguarda solo la costruzione di nuovi edifici, ma anche la riqualificazione e il miglioramento degli edifici esistenti. Ogni progetto è valutato attraverso una serie di categorie specifiche, come l’efficienza energetica e idrica, la gestione dei trasporti e la sostenibilità del sito. I progetti possono ottenere diversi livelli di certificazione: Certified, Silver, Gold e Platinum, in base al punteggio accumulato.
Inoltre, erano presenti aziende leader del settore. Gli interventi di Edoardo Stella di Alpacom Srl , Paolo Toninelli di BAMPI , Emanuele Bussolari di FAVARO1 , Giancarlo Maselli di Giancarlo Maselli Srl Diagnostica & Engineering, Catia Grossi di iGuzzini , Paolo Corvaglia di KE Outdoor Design, Daniel Carandina di Murprotec Italia sono stati molto apprezzati dai presenti che hanno potuto poi approfondire le varie soluzioni durante gli incontri che si sono svolti durante la giornata di formazione.
Filippo Giambelli Caterina Carpitella
Fotografie e Video Professionali a cura di Tekla
Moderazione a cura di Domenico Latanza e Gianluca Orrù


