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Il Superbonus, introdotto dal Decreto Rilancio, è un’agevolazione che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese per alcuni specifici interventi di efficientamento energetico degli immobili o adeguamento sismico effettuati tra 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Visto il vantaggio garantito, sono 9 milioni di famiglie italiane che pensano di usufruirne.

Ma a un anno dal lancio della misura Superbonus 100%, il quadro attuale sull’andamento degli interventi mostra diversi ostacoli. I motivi sono vari, in primis l’incertezza sulle decisioni normative, l’inadeguatezza delle informazioni da parte degli operatori, le difficoltà riscontrate dalle imprese dovute all’aumento dei prezzi.

L’analisi e le proposte di Nomisma

È quanto emerso dal 110% Monitor, il primo osservatorio trimestrale sull’andamento degli interventi di riqualificazione energetica e sismica soggetti al superbonus lanciato da Nomisma per monitorare e misurare l’efficacia e le criticità dell’agevolazione e di promuovere modelli di business virtuosi capaci di facilitarne l’accessibilità.

Basti vedere come il numero di famiglie potenzialmente interessate a usufruire del Superbonus abbia subito un calo: da 10,5 milioni a maggio 2020 a 9 milioni a giugno 2021. Il 110% Monitor mostra, inoltre, che solo 2,3 milioni di famiglie hanno avviato davvero azioni concrete per utilizzare il Superbonus, mentre ben 9,4 milioni di famiglie non appaiono minimamente interessate alla misura.
Così, anche i cantieri partiti sono relativamente pochi: poco più di 14.450, per un importo lavori di 1,66 miliardi relativi a 1.380 condomini: il 10% del totale su tutto il territorio nazionale. Così, quello che era nato come l’incentivo principale per rilanciare tutto il settore dell’edilizia, a un anno dalla sua introduzione (e un anno dalla sua teorica fine, anche se dovrebbe arrivare una proroga al 2023) ha speso meno del 20% dei 18 miliardi stanziati.

All’entusiasmo subentra il disincanto di chi si sente poco rassicurato da un sistema di informazioni molto carente, sia da parte delle istituzioni, sia da quelle degli operatori.

“Se da un lato, il Superbonus rischia di inasprire alcune iniquità territoriali, data la concentrazione attuale degli interventi in Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna, regioni più equipaggiate per gestire amministrativamente e sul piano realizzativo gli interventi, con conseguente penalizzazione dei territori meno equipaggiati, come Molise, Basilicata, Umbria e Abruzzo. Dall’altro, la misura rischierebbe di regalare valore immobiliare solo a chi già lo ha, ma anche di regalare opportunità solo a chi non ha altre preoccupazioni in questo momento”, spiega il Responsabile Sviluppo e Sostenibilità Nomisma Marco Marcatili.

Per sostenere la misura è necessario correggere alcuni passaggi. Nomisma propone quattro proposte: il ricorso a una operazione “sblocca contratti” in attesa della conferma di proroga al 2023 accompagnata dalla certezza sulla cessione del credito, al fine di non perdere l’importante finestra temporale estiva; l’attenuazione delle distorsioni di mercato che stanno emergendo, da un lato introducendo una sorta di “controlla prezzi”, per attenuare il rischio che sta minando il mercato delle materie prime, dall’altro adottando aliquote differenziate a seconda dei condomini coinvolti, che permettano anche ai contesti più difficili di usufruire della misura; l’introduzione di un “obbligo generalizzato” di riqualificazione della “casa pubblica”, oltre i limiti temporali della misura, anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato; impiegare lungimiranza nella programmazione, iniziando sin da oggi a guardare al post 2023.