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Proseguono i Giochi olimpici di Tokyo 2020 della XXXII edizione delle Olimpiadi, in calendario fino all’8 agosto 2021. Nel frattempo, in programma dal 5 agosto al 7 novembre 2021, c’è la mostra Tokyo 1964: Designing Tomorrow organizzata da Japan House London in collaborazione con Prince Chichibu Memorial Sports Museum & Library of the Japan Sports Council.

La mostra Tokyo 1964: Designing Tomorrow

Il progetto di design per i Giochi Olimpici di Tokyo 1964, i primi tenutisi in Asia, è stato rivoluzionario, come ha dichiarato Simon Wright, director of programming per Japan House London. Infatti, le Olimpiadi del 1964 hanno offerto la possibilità di raccontare una nuova storia e mostrare la creatività giapponese e il pensiero progettuale locale in tutto il mondo, svoltando le sorti del Paese grazie anche al design e all’architettura.

Tokyo 1964: Designing Tomorrow esplora proprio l’eredità duratura degli storici Giochi Olimpici di Tokyo del 1964, mostrando come un gruppo di giovani designer e architetti giapponesi abbia sfruttato l’opportunità per raccontare una nuova storia al mondo. I loro design innovativi sono importanti in quanto hanno informato i principi di progettazione di tutti i successivi importanti eventi sportivi internazionali.

Molte delle mostre sono in prestito al di fuori del Giappone per la prima volta. C’è la possibilità di vedere i primi pittogrammi sportivi in assoluto, i poster originali dei Giochi e il pluripremiato simbolo di Tokyo 1964, progettato da Kamekura Yūsaku. C’è il modello architettonico originale del Ginnasio Nazionale Yoyogi, costruito da Tange Kenzō, che ottenere l’ambito Pritzker Architecture Prize per il suo vasto design del tetto a sospensione, così come le uniformi indossate dai lavoratori ai Giochi, medaglie, biglietti e kimono cerimonia delle medaglie.

I visitatori della mostra possono anche scoprire una serie di primati mondiali che Tokyo ha ospitato i Giochi Olimpici del 1964 hanno permesso: la costruzione del treno proiettile (Shinkansen) tra Tokyo e Osaka, l’emergere di infrastrutture “hi-tech” sulla scia della rapida crescita economica, la trasmissione televisiva via satellite, il cronometraggio di precisione e il primo uso della parola “Paralimpico”.

Design made in Japan

Augurandoci di poter visitare presto la mostra, vi proponiamo intanto un “viaggio” nei progetti più minimali made in Japan.

Zabuton Sofa è un divano realizzato da Takuya Kojo, Mei-Lan Tan e Victor Lefebvre in collaborazione con Takaokaya, futon maker di Kyoto per lo studio californiano UMÉ. È personalizzabile attraverso un sistema modulare di tramezzi in legno, futon, zabuton e cuscini. Partendo da uno zoccolo in legno, i quattro elementi possono essere aggiunti in varie combinazioni producendo un sistema molto flessibile che può essere modificato durante il suo utilizzo.

Ideato da Gabriel Tan Studio per il brand giapponese Ariake, Shoji Screen è un divisore che può piegarsi in un portabiti. Semplice, lineare e versatile, è un mobile che consente all’utente di appendere coperte, tiri e cappelli per creare uno schermo funzionale.

Disegnata da Nendo per Stellar Works, Kite Kite è una poltroncina dai volumi compatti pensata per spazi commerciali e dell’ospitalità, adatta in particolare ad ambienti di piccole dimensioni quali corridoi, zone di ingresso e di attesa degli ascensori. La seduta, piatta e profonda, e lo schienale, di diverse altezze, sono indipendenti l’una dall’altro.

Ideata da Naoto Fukasawa, Tako è una sedia con curve dinamiche allo schienale e ai braccioli della seduta che sembra scolpita nel legno proprio come una scultura. È una delle ultime collezioni lanciate dalla firma nipponica Maruni e oltre ad essere una sedia da pranzo, funziona anche come poltrona.