fbpx

L’Edilizia è finalmente un settore in crescita: +10% di nuove imprese. Spinta anche dal Superbonus al 110%, sta raccogliendo frutti dal punto di vista economico positivi, con una notevole crescita sia del fatturato sia dell’occupazione.

Si è pensato quindi di introdurre un nuovo Durc – Documento unico di regolarità contributiva – di congruità da inserire come strumento per contrastare il lavoro nero e irregolare.  Il Durc richiederà alle imprese di attestare la congruità dell’incidenza della manodopera sull’intervento. La regolarità contributiva fa riferimento alla correttezza contributiva, cioè alla regolarità di una impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi e anche in tutti gli altri obblighi previsti nei confronti di INPS, INAIL e Casse Edili.

Oltre al documento unico di regolarità contributiva, due decreti sull’edilizia avranno determinati obiettivi: maggiore sicurezza nei cantieri e un freno ai costi dei materiali spinti dal rialzo delle materie prime.

Le misure contro il rincaro delle materie prime

È legge il decreto Sostegni-bis con le norme contro il caro materiali in edilizia. Nel decreto rientra una norma sulla revisione dei prezzi dei materiali edili per le opere pubbliche con contratti in corso. La nuova misura dovrebbe essere temporanea e con l’obiettivo di alleviare gli effetti dell’aumento dei prezzi delle materie prime sulle ditte appaltatrici.

Infatti, con la pandemia i prezzi delle materie prime hanno preso la rincorsa e a fine 2020 metalli, plastiche, calcestruzzo e bitumi hanno registrato rincari record. Solo il tondo per cemento armato ha aumentato i costi del 117% tra novembre 2020 e aprile 2021.

Una prima misura arriva con il Decreto Sostegni bis attraverso l’introduzione di un meccanismo di compensazione destinato alle aziende appaltatrici di opere pubbliche. L’emendamento, presentato dal Governo, prevede per i contratti in corso di esecuzione che il MIMS rilevi, entro il 31 ottobre 2021 le variazioni percentuali di oltre l’8%, verificatesi nel primo semestre dell’anno 2021. La compensazione sarà determinata “applicando alle quantità dei singoli materiali impiegati nelle lavorazioni eseguite e contabilizzate dal direttore dei lavori dal 1° gennaio 2021 fino al 30 giugno 2021 le variazioni con riferimento alla data dell’offerta, eccedenti l’8% se riferite esclusivamente all’anno 2021 ed eccedenti il 10% complessivo se riferite a più anni. Per le variazioni in aumento, a pena di decadenza, l’appaltatore presenta alla stazione appaltante l’istanza di compensazione entro quindici giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto. Per le variazioni in diminuzione, la procedura è avviata d’ufficio dalla stazione appaltante, entro quindici giorni dalla predetta data; il responsabile del procedimento accerta con proprio provvedimento il credito della stazione appaltante e procede a eventuali recuperi”.

Come ha dichiarato il presidente dell’Ance Gabriele Buia “possiamo tirare un sospiro di sollievo e scongiurare la chiusura di migliaia cantieri. La misura scatterà a partire da rincari oltre l’8% relativi al primo semestre del 2021, evitando così che un’impennata improvvisa dei costi dei materiali possa mettere in difficoltà la prosecuzione dei lavori pubblici. Un meccanismo di ristoro che mette l’Italia alla pari con gli altri Paesi Ue che già prevedono nel loro ordinamento misure di compensazione”.