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Con Medianos la mediazione diventa un gioco in scatola

medianos

Due professionisti lecchesi, il commercialista Massimiliano Ferrari e l’avvocato Zaira Pagliara, hanno ideato “Medianos”, un gioco in scatola che consente di imparare e gestire l’arte della mediazione.

La nostra vita è fatta di relazioni con altre persone, però qualche volta è inevitabile che i nostri interessi siano in conflitto con quelli degli altri (parenti, familiari, amici, colleghi, clienti, concorrenti e così via). Allora entra in ballo la mediazione, un qualcosa che ci consente, in maniera del tutto naturale, spesso persino inconsciamente, di mediare fra i nostri interessi e quelli degli altri e conciliare le nostre ragioni con le ragioni altrui. A volte, però, un conflitto non si riesce a gestire in maniera positiva e soprattutto non si riesce a riattivare un confronto o un dialogo tra le parti. Pertanto ci si dovrà affidare ad un professionista, che con tecniche specifiche, riuscirà a mettere d’accordo le parti in conflitto, facendo comprendere le ragioni della disputa e superare la situazione conflittuale attraverso il riconoscimento reciproco dei diversi punti di vista e facendo convergere verso un’unica soluzione condivisa. Non a caso questa capacità viene definita “arte della mediazione” e per chi la sa esercitare può essere un modo per districarsi con maestria tra controversie, opinioni, desideri, idee e obiettivi diversi.

Come nasce Medianos?

Il commercialista Massimiliano Ferrari e l’avvocato Zaira Pagliara condividono da tempo la passione per la meditazione. Durante un corso di formazione da loro tenuto nelle scuole, di fronte alle risposte dei Ragazzi guidati a risolvere i conflitti tra pari, attraverso l’approccio non conflittuale si è arrivati a pensare che il metodo più facile e veloce di apprendimento è il GIOCO.

Ecco come una passione per i giochi in scatola unita ad una carriera professionale da formatore, mediatore civile e commerciale e consulente aziendale ha permesso la creazione di un gioco in scatola in grado di far meglio apprendere cosa significhi gestire i conflitti con modalità alternative.

Con Medianos i partecipanti possono focalizzare la propria attenzione sul come si possa entrare e imparare a stare all’interno del conflitto, utilizzando capacità ed abilità adattive, performanti, creative e di miglior risoluzione della situazione. Il gioco vuole essere una sorta di allenamento e ciò che si apprende durante lo svolgimento può essere traslato nella vita reale. I giocatori sono spinti ad affinare le proprie competenze e quelle c.d. soft skills che nella vita reale possono fare la differenza in ogni ambito. Allenarsi in modo “protetto e sicuro” (si è comunque all’interno di un gioco) a quello che sta al di fuori, è essenziale per la sopravvivenza e per la collocazione nel proprio contesto sociale. È come se il gioco e il progetto nel suo insieme diano una nuova chance evolutiva.

Si tenta, mediante un gioco in scatola, di trasmettere a professionisti e a non addetti ai lavori quanto sia fondamentale avvicinarsi al mondo della risoluzione dei conflitti in modo alternativo. Si rivela utile capire quali siano le meccaniche che simulano e insegnano le dinamiche di gestione del conflitto.

Come funziona il gioco?

Medianos sfida due persone o più gruppi che si affrontano su un problema, su una lite o su una questione controversa qualsiasi, che tocca contesti comuni come scuola, lavoro e famiglia. Questi contenziosi possono essere sia reali, sia puramente inventati dai partecipanti. I giocatori, attraverso le varie fasi del gioco possono affrontare la lite da tanti e diversi punti di vista.

Bisogna provare a mettersi nei panni dell’altro, si deve utilizzare un linguaggio non violento e si deve cercare l’aiuto di un esperto o di un terzo imparziale che può fare delle proposte che possano essere condivise da tutti, perché basate su bisogni e interessi comuni. L’obiettivo non è ricercare un vincitore e uno sconfitto. Sicuramente è importante calarsi nella parte, imparare le dinamiche del conflitto e cercare di immedesimarsi il più possibile nel conflitto vero e proprio. Chiaramente se si porta qualcosa di reale e sentito sarà più facile.

Il cervello, a furia di giocare, impara e acquisisce abilità grazie alla simulazione e all’interpretazione della situazione in generale e della posizione dell’altro. Tutto diventa una sorta di automatismo che potrà essere riproposto dalla nostra mente nella vita reale di tutti i giorni.

Ci sono delle carte “Emozioni”, che sono una parte del gioco davvero accattivante, in quanto stimolano e facilitano la scoperta e la riflessione di quali emozioni e sentimenti nascano in ogni individuo mentre si affronta, si tratta e si parla di conflitto. Bisogna ricordare che il conflitto sia parte inevitabile della vita di ciascuno e per questo può anche essere visto in maniera positiva, ossia come un’opportunità che riguarda anche il mondo delle relazioni tra le persone.

Il gioco può essere utilizzato sia in termini preventivi, che in situazioni di reale conflitto. Dovrebbe in qualche modo rilassarci e permetterci di ritrovare il nostro equilibrio e la consapevolezza che non sempre la strada della giustizia ordinaria è quella più conveniente.

L’ambizione che sta dietro al progetto, realizzato da commercialista Massimiliano Ferrari e l’avvocato Zaira Pagliara, è grande perché si crede di aver scoperto qualcosa di ancora lasciato vuoto. Per questo l’utilizzo di questo gioco nei team building aziendali o per fare formazione, a partire dal mondo delle scuole superiori/Università, potrebbe rivelarsi uno strumento molto utile.

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