fbpx

Dagli scarti della Biennale nasce Rebiennale. Nel 2008 il team di lavoratori, studenti ed architetti che lavoravano nei padiglioni della Biennale d’Architettura di Venezia ebbero un’idea geniale: riciclare gli scarti della mostra per realizzare design sostenibile.

Cos’è e come cresce

Ha avuto origine così la Rebiennale dopo che il team si chiese dove sarebbero andati a finire gli scarti, come si sarebbero smaltiti i materiali e anche che impatti avrebbero avuto sulla città ad evento terminato. Un’incredibile occasione per prendersi cura di Venezia come tessuto di relazioni sociali, funzionali e spaziali.

Rebiennale è stata inizialmente una piattaforma collettiva che si occupa della rigenerazione urbana con progetti interessanti e curiosi. L’iniziativa ha da subito coinvolto professionisti ed istituti internazionali, come Cité di Parigi, British Council l’Università di Roma 3, 2012 Architecten, Archiecture Foundation di Londra, e con queste ha creato nuove e fruttuose alleanze e ideato numerosi workshop di disallestimento ed autocostruzione.

Nel 2019 si aggiunge il progetto “R3B” che sostiene la nuova vita degli scarti della Biennale attraverso tre obiettivi: reuse, recycle, rebuild ed è l’evoluzione della piattaforma. È una società artigiana abilitata ad intervenire all’interno di spazi espositivi e a salvaguardare i materiali utilizzati per poterli riutilizzare.

In accordo con curatori ed architetti responsabili dei padiglioni dei vari paesi, il team di lavoro della Rebiennale si occupa della progettazione degli ambienti con materiali riciclabili e sostenibili, dello smontaggio e del trasporto via acqua e via terra, della lavorazione del materiale che attraverso il lavoro degli artigiani trasforma gli scarti in design sostenibile.

Un design che aiuta a preservare la terra eliminando il ciclo inquinante della discarica e gli improponibili costi dovuti agli smaltimenti. Ma che all’attenzione ambientale e sociale unisce la tematica del welfare e dell’abolizione di dipendenza e subordinazione nel lavoro quotidiano. Così tanti artisti danno forma, significato e sostanza all’arte.

Se da un lato, grazie soprattutto alla disponibilità di artisti e curatori nel condividere le proprie installazioni, queste sperimentazioni hanno consentito a Rebiennale di approfondire le questioni “materiali” e di sperimentare nuove strategie per ottenere cicli di vita sempre più sostenibili, dall’altro hanno dato a tutti i cittadini veneziani, studenti, architetti, artisti ed attivisti politici che ne fanno parte l’opportunità di intercettare le comunità locali nell’ottica di trovare una destinazione sociale (second life) ai materiali recuperati.

Alla Biennale d’Architettura di Venezia 2021 in corso, Rebiennale ha preso in appalto il lavoro di dieci padiglioni per riprendere l’attività di sperimentazione e progettazione sociale.