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Ponti ciclopedonali sui Navigli di Lombardini 22

ponti

Lombardini22 ha realizzato il progetto di due ponti ciclopedonali con l’obiettivo di riqualificare il Naviglio Grande e il Canale Villoresi verso il Ticino.

Lombardini22, gruppo leader nello scenario italiano dell’architettura e dell’ingegneria, opera a livello internazionale attraverso tre brand: L22, brand del gruppo Lombardini22 dedicato alla progettazione architettonica e ingegneristica per i grandi clienti internazionali e per i progetti di grande dimensione nei mercati Retail, Office, Hospitality e Data Center; DEGW, leader nella consulenza strategica sui modi di lavorare e sull’interazione fra spazio fisico e performance aziendale; FUD Brand Making Factory, dedicato al Physical Branding e al Communication Design.

Lombardini22 ha progettato i due ponti ciclopedonali sul Naviglio Grande dopo aver vinto il concorso nel 2012 indetto da Metropolitana Milanese per conto di EXPO 2015.

I ponti ciclopedonali

Il ponte non è solo un’infrastruttura, è “un luogo”, uno straordinario elemento di unione.

Uno dei ponti particolarmente sentito, poiché all’intersezione con la stessa via in cui Lombardini22 ha sede da diversi anni e da cui ha preso il nome. Nel cuore di un’area eccezionalmente densa di attività creative, tecnologiche, artigianali – e nella quale da molti anni Lombardini22 si sta spendendo con progetti di valorizzazione di una rete di relazioni d’eccellenza – il ponte è una preziosa occasione per creare ulteriori connessioni di qualità: in questo caso, una qualità tecnica, architettonica, urbana, paesaggistica, ma anche e soprattutto esperienziale, che sappia fare dell’attraversamento un momento piacevolmente rallentato del tempo urbano, dando il massimo valore all’idea di connessione ‘lenta’ che un tema di questo genere richiede.

Qualità che il progetto vuole ottenere con una leggerezza naturale e mai invasiva: per questo lo schema del ponte è volutamente semplice, quasi neutro, e sfugge da sofismi strutturali non necessari. Le sue linee sono ispirate dalla natura e dall’immaginario tecnico di uno scalmo, di uno scafo da canottaggio, di una lancia fluviale (ma anche la qualità tecnica dei ponti di ferro d’inizio secolo è stata di grande ispirazione). Così in pianta, l’impalcato superiore suggerisce per forma la tolda di una barca, il cui profilo variabile crea al centro uno spazio accogliente, un luogo di sosta volutamente soft, d’osservazione e meditazione, che invita a quell’uso ‘lento’ che ci si è posti come tema principale.

Grazie all’uso dell’acciaio, le sezioni sono snelle. Le stesse balaustre, leggere e trasparenti, minimizzano l’impatto del ponte che sembra così composto quasi solo da struttura e impalcato. Strutturalmente, si tratta di una trave a sezione trapezoidale variabile, su due appoggi, cui sono fissate con passo regolare le costolature di sostegno dell’impalcato. Longitudinalmente la trave ha un andamento a leggera gaussiana con una pendenza massima del 8%, sollevata a 2,5 mt dal livello delle sponde, staccando così l’elemento funzionale dal manufatto monumentale del Naviglio. Quattro puntoni convergenti in tre punti ognuno, mai verticali, costituiscono gli attacchi al suolo perfettamente controventati. Due scale metalliche a rampa unica sui lati contrapposti e due piattaforme elevatrici aperte permettono a tutti una fruizione piena e indipendente e completano lo schema.

Il ponte è valorizzato da un’illuminazione prettamente architettonica, che integra i livelli di luminosità pubblica presenti: luce lineare per evidenziare in modo uniforme il disegno strutturale, radente per sottolineare il percorso pedonale, a incasso a pavimento per una luce d’accento. I sistemi adottati, tutti a LED programmabili, minimizzano i consumi e la manutenzione. A terra, le pavimentazioni delle piattaforme pedonali (in granito di Montorfano e porfido della Valcamonica) e delle piastre di ancoraggio (in calcestruzzo con inerti a vista, come a rappresentare il plinto di appoggio del ponte stesso) creano un sistema nuovo che è anche occasione per ripensare il livello della strada in modo più ampio: integrando le fermate dei mezzi pubblici, occupando parte della carreggiata fino a una corretta distanza dai binari del tram e creando così aree protette dal traffico automobilistico, come piccole oasi pedonali.

È questo un processo che considera il ponte anche come un oggetto di design oltre che architettonico. Un oggetto completo, ripetibile e adattabile non solo ai due casi specifici dell’intervento ma anche ad altre intersezioni future.

Progettazione avanzata

I ponti sono elaborati in Grasshopper e sono un esempio di progettazione avanzata tramite l’utilizzo di nuove tecnologie parametriche, che consentono il controllo e la generazione di forme complesse a seguito di regole geometriche e matematiche definite nell’algoritmo.

Entrambi i ponti hanno la stessa struttura, una forma complessa la cui sezione varia lungo tutta la lunghezza, ed è per questo che è stato usato Grasshopper, editor di algoritmi di Rhinoceros. Tramite l’algoritmo si è potuto controllare in maniera parametrica la forma generale di ciascuno: la planimetria è generata da due archi che si intersecano, di cui si potevano modificare la dimensione dei raggi. Per fare un esempio, le lamelle che appaiono identiche tra di loro in realtà assumono forme leggermente diverse, per adattarsi all’andamento sinuoso della piastra e della trave. Inoltre, ogni lamella ha il lato faccia a vista che varia in maniera incrementale da una linea retta – sulle estremità del ponte – a un arco di circonferenza – nella zona centrale. Per far questo è stata scritta una funzione che controlla il disegno, la posizione e la curvatura di ogni lamella. Queste accortezze hanno reso la forma del ponte elegante e sinuosa.

Un altro vantaggio è che con un algoritmo si potrebbero modellare un numero infinito di ponti di simile design ma con caratteristiche diverse. La volontà iniziale, infatti, è stata proprio quella di creare un oggetto riproducibile e adattabile, in futuro, anche in altre intersezioni.

Workflow digitale

From concept to fabrication, l’algoritmo è stato utilizzato in ogni fase del progetto: concept, definitiva, esecutiva.

In fase di concorso, l’algoritmo disegnato ha permesso di essere molto precisi fin dall’inizio e di poter lavorare in contemporanea su due ponti, di verificarne simultaneamente tutte le caratteristiche. Nelle fasi successive all’aggiudicazione del concorso si è preferito cambiare tipo di workflow, passando a una modellazione tramite Revit di elementi con geometrie semplici, senza doppie curvature, come ad esempio il nuovo marciapiede compreso di lampioni della luce, la piastra elevatrice e le nuove ringhiere. Gli elementi propri del ponte che sono stati modellati solamente in Revit sono i pilastri e le scale.

Per quanto riguarda le altri parti del ponte, si è preferito procedere in Grasshopper per avere un controllo molto preciso sulle matematiche della forma. Vi è stato quindi un processo di importazione graduale in Revit per la verifica generale e la produzione di disegni tecnici. Altri oggetti invece sono stati modellati in Rhinoceros quindi importati in Revit. Il programma Rhinoceros ha permesso di lavorare sulla forma nella maniera più rapida, intelligente e libera, in seguito Revit ha consentito di confezionare l’oggetto rendendolo disponibile alle altre figure del processo come gli strutturisti o l’impresa di costruzioni.

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