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Notre-Dame e il restauro affidato a un architetto italiano

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Notre-Dame, 15 aprile 2019. Una data che ha segnato tutti, un incendio che ha divorato la cattedrale di Parigi, simbolo della Francia e della civiltà europea. Le fiamme hanno provocato danni significativi, come il crollo della fleche e del tetto. La città di Parigi non è più la stessa da allora con il luogo simbolo della cristianità danneggiato. Si ha da subito deciso di intervenire sul capolavoro gotico e patrimonio dell’umanità Unesco ma la soluzione non è così semplice e veloce. Causa principale è sicuramente la pandemia, e ciò che determina.

La ricostruzione di Notre-Dame è un lavoro preciso e minuzioso che deve essere svolto in modo attento per preservare l’opera e tenere conto di future possibili catastrofi sia naturali sia artificiali. È l’architetto italiano Livio De Luca che si occupa di guidare e coordinare il cantiere scientifico che insieme al cantiere di restauro segue la ricostruzione della cattedrale parigina. La sua specializzazione e la sua esperienza nell’ambito della digitalizzazione del patrimonio architettonico gli consentono di “raddoppiare lo sguardo”: quello dell’architetto-ricercatore che agisce secondo una visione umanistica e quello più tecnico, fondamentale in questo caso.

De Luca, mettendo insieme l’architettura e la digitalizzazione, cura l’elaborazione di Notre-Dame per ricomporre le parti perdute e revisionare quelle danneggiate. Il digitale è stato provvidenziale per la cattedrale. Infatti, prima dell’incendio, il professore di Arte e Architettura Andrew Tallon aveva documentato il simbolo parigino con laser scanner in 3D e esistevano modelli creati per un videogame in cui il protagonista scala l’esterno e l’interno di Notre-Dame. Questi dati digitali sono capaci di realizzare un duplicato di tutta la cattedrale, così come era prima del 15 aprile 2019.

Ricostruire l’edificio significa mettere insieme i pezzi di un puzzle. In collaborazione con l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Informazione di Pisa, De Luca ha realizzato un visualizzatore web che permette di vedere, misurare e studiare ogni singola parte. Gli algoritmi di intelligenza artificiale analizzano le innumerevoli immagini e cercano le corrispondenze, in modo da rendere possibile mettere insieme i pezzi che ancora si possono utilizzare. Servendosi della tecnologia del 3D, l’architetto pianificherà l’intero percorso da seguire prima di mettere in atto la ricostruzione.

Se il presidente francese Emmanuel Macron annuncia la riapertura di Notre-Dame nel 2024, De Luca preferisce non pronunciarsi vista la complessità delle operazioni necessarie e coinvolte in questa delicata operazione. Sarà possibile ricostruire fedelmente su base geometrica e strutturale la cattedrale ma è impossibile utilizzare pietre, vetri, legni della stessa provenienza. Basti pensare che per riprodurre la guglia realizzata dall’architetto Eugene Viollet-le-Duc nel 1859 servirebbero 1500 alberi di quercia.

Aspetteremo con impazienza di tornare a Notre-Dame con la consapevolezza che l’architettura e l’innovazione tecnologica vanno sempre più di pari passo.

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