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Il Centro Studi dell’Associazione dei Costruttori rileva che nel 2020 si è registrato un calo del 10% degli investimenti

Il settore delle costruzioni e il mercato della casa hanno perso 1/3 dei livelli produttivi che avevano nel 2008. Lo registra il Centro Studi Ance, sottolineando quanto l’emergenza sanitaria dell’ultimo anno abbia determinato questo calo.

Il 2020 si è chiuso con un calo del 10% degli investimenti. Basti pensare che nei primi mesi del 2020 il numero di compravendite è crollato di circa il 22%, calo recuperato nel trimestre successivo con un aumento minimo del 3%. Tutti i fattori fanno sperare che nel 2021 si assisterà a un rimbalzo del +8,6%, trainato da opere pubbliche +7,7% e manutenzione degli edifici +14% (legato al superbonus 110%).

Tuttavia preoccupa che il rimbalzo sia a rischio, in quanto si stanno iniziando a spendere le risorse garantite dalle leggi di Bilancio del 2016-2017. L’economista Marcello Messori, commentando l’analisi fatta dall’Ance e analizzando le prospettive in vista del Recovery Plan, richiama la necessità di velocizzare i tempi delle decisioni e concentrare l’azione su un numero minore di interventi prioritari.

Il Presidente dell’Ance Gabriele Buia si rivolge così direttamente al premier Mario Draghi affinché affronti le riforme strutturali che consentano al settore di ripartire. È fondamentale in questo momento aprire subito i cantieri che sono bloccati da anni, dove ci sono le offerte presentate ma non aggiudicate e valgono miliardi di euro. Inoltre, è necessario affrontare il problema dell’assenza di progetti e qualunque previsione sull’andamento del settore deve tenere conto dell’effettiva capacità di spesa dell’amministrazione pubblica.

Tra le misure di rilancio, occorre prorogare e semplificare il superbonus finalizzato soprattutto alla crescita e all’occupazione in chiave di sostenibilità. Il Superbonus del 110% avrà un impatto positivo sul Pil di circa 21 miliardi di euro. Secondo il Centro Studi Ance la misura fiscale potrebbe produrre un incremento di 64 mila posti di lavoro e considerando i settori collegati raggiungere i 100 mila posti di lavoro aggiuntivi.

Tra le criticità, l’Ance segnala la frammentazione dei programmi spesa, l’assenza di progetti e il rischio finanziario per le imprese. Le misure emergenziali a sostegno della liquidità stanno per esaurire i loro effetti e questo mette a rischio la tenuta delle imprese di costruzione, penalizzate già dalla nuova definizione di default. Il calo delle imprese più strutturate e l’aumento delle micro-imprese con un addetto potrebbero provocare la destrutturazione del settore.