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Ridisegnare l’area principale di quello che è insieme santuario religioso e riserva dal valore naturale unico nella più grande isola del lago siberiano: questo il progetto degli architetti Sergio Romeo e Anastasia Kucherova

 

Olkhon è la più grande e l’unica isola del lago siberiano del Bajkal in Russia. È tra le più grandi isole lacustre del mondo, capitale degli sciamani e definita “magica” da molti perché chi la visita vuol sempre tornarci. Uno dei progetti a cui sono maggiormente legati gli architetti Sergio Romeo e Anastasia Kucherova è quello del parco di Cape Burkhan, proprio nel cuore dell’isola.

Sergio Romeo e Anastasia Kucherova alternano la loro attività professionale presso alcuni dei più importanti studi di architettura di Milano e del mondo. Nel 2016 hanno fondato lo studio Ro.K architects occupandosi principalmente di concorsi, dal paesaggismo al design senza pregiudizi di forma o dimensione. Qualunque sia la scala del progetto a cui si dedicano il loro interesse privilegia l’uomo che occupa lo spazio di cui si occupano, lontano dall’autoreferenzialità degli architetti contemporanei. Per questo fanno tesoro della loro formazione nella progettazione di Interni, di Architettura come di spazi pubblici oltre che alla loro sensibilità, che non dimentica la funzione delle cose. Il progetto del Parco di Cape Burkhan sull’isola di Olkhon è l’esempio di una chiave di lettura e un approccio olistico e sensoriale.

Sergio Romeo e Anastasia Kucherova sono stati gli unici architetti partecipanti al di fuori del suolo russo e tra i dieci invitati a ridisegnare l’area principale di quello che è insieme santuario religioso e riserva dal valore naturale unico.

La mancanza di una politica per regolare i flussi dei visitatori e una serie di interventi approssimativi in un delicato ecosistema, insieme con l’urbanizzazione, hanno innescato cambiamenti irreversibili nel suolo e nella vegetazione. Sergio Romeo e Anastasia Kucherova si sono occupati di tutti i livelli progettuali partendo dall’identità del parco: dai percorsi alle piccole architetture, dagli ingressi ai pannelli informativi. Il loro lavoro nasce innanzitutto da un’unica unità di misura: l’uomo. Ogni linea che disegnano è stata pensata in termini di spazio, materia e colore prima di essere tracciata. Il loro metodo progettuale si basa su identità del luogo, narrazione dello spazio e ricerca.

Il progetto del Parco di Cape Burkhan è nato infatti partendo da una considerazione: Burkhan ha diversi volti e anime e solo un viaggiatore che ha conosciuto tutte le anime del promontorio, potrà conoscere l’anima del Lago Baikal. Da qui l’idea di sviluppare l’intreccio di tre tipologie di sentiero per ognuno dei quali il visitatore è “accompagnato” da personaggi di fantasia del parco: il buriato, lo sciamano e l’esploratore, che dai pennelli del parco si fanno incarnazione delle sue anime.

Il visitatore può seguire lo sciamano, imparando come Burkhan sia un luogo sacro animista. Si tratta di una figura importante, Olkhon è definita la capitale degli sciamani non a caso; ogni anno sull’isola si tiene un raduno internazionale si sciamani, che arrivano dal territorio dell’Altaj e della Mongolia per eseguire i loro riti. Nel frattempo, il buriato racconta la storia e le tradizioni della popolazione locale (per esempio, l’origine del nome Olkhon che significa “secco” perché sull’isola, circondata da un quinto dell’acqua dolce del pianeta non è presente alcun fiume o ruscello) e l’esploratore mostra la ricchezza della natura.

I lavori del progetto del Parco di Cape Burkhan sono iniziati da poche settimane. Aspettando sia pronto per visitarlo, vi invitiamo a “visitare” il progetto.