|
Una riflessione sulla cucina non può prescindere dal suo stretto rapporto con l’abitazione.
All’interno del progetto domestico, a partire dalla fine del secolo XIX, nell’ambiente-cucina si evidenziano due ordini di problemi: il riferimento al modello dell’alloggio borghese ottocentesco e l’introduzione di criteri che risentono delle indicazioni di matrice tayloristica nell’organizzazione dello spazio e nella disposizione delle attrezzature.
Negli alloggi costruiti in Italia nel quadro della legge Luzzatti per l’edilizia popolare lo spazio per la cucina è risolto con le attrezzature di base collocate lungo una parete della stanza comune, cui fanno eccezione gli esempi riferiti alle tipologie studiate da Giovanni Broglio.
A Francoforte, in occasione del congresso C.I.A.M. del 1929, nelle tipologie presentate nell’ambito dell’existenzminimum non si segnalano proposte particolari per la zona cucina: un ambiente autonomo, di dimensioni contenute. È tuttavia da rilevare la ripresa negli alloggi popolari di un dispositivo tipico dell’alloggio borghese: il passavivande. Questo stesso dispositivo è presente anche nelle tipologie studiate da Alexander Klein. Ma il contributo che si segnala in modo particolare nello studio dell’ambiente domestico, con preciso riferimento alla cucina, è quello elaborato da Margarete Schütte – Lihotzky, principale autrice della “cucina di Francoforte” adottata e sperimentata in molti interventi di Ernst May.
Matilde Baffa
|