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Anteprima Elementi - n.5 Maggio 2011

 

Nel corso del Novecento l’edilizia italiana ha quasi sempre utilizzato tecnologie tradizionali.
Ciò è avvenuto per ragioni storiche, culturali, economiche e per particolari contingenze. Di questa scelta è un esempio il Manuale dell’architetto, redatto nel 1946 sotto la guida di Mario Ridolfi, che proponeva, con bellissimi disegni, il riferimento a un
repertorio costruttivo tradizionale, fatto di quel buon costruire che costituiva una grande tradizione italiana.
In un certo senso quella fu una posizione alternativa a una industrializzazione della costruzione praticata, anche se in forme sperimentali, in altre nazioni. Allo stesso tempo però – come è stato osservato – il sapere costruttivo proposto da quel celeberrimo “manuale” è da leggere anche in relazione agli scambi culturali con altre tradizioni costruttive che, in ogni caso, quel lavoro rivelava, dai rapporti dello stesso Ridolfi con Wachsmann al riferimento, esplicitato, alla manualistica americana.
La scelta effettuata negli anni appena successivi alla seconda guerra mondiale di praticare una ricostruzione attraverso tecnologie tradizionali era, d’altra parte, dovuta anche a motivazioni di ordine politico ed economico che avevano fatto individuare una immediata possibilità di impiego di manodopera nei cantieri della ricostruzione e del veloce sviluppo economico. La stessa temperie culturale
“neorealista” favoriva soluzioni progettuali rivolte ai valori tradizionali, talvolta poi considerate testimonianze di un’adesione troppo semplicistica a quella tradizione. 
La prefabbricazione fu successivamente limitata a progetti in qualche modo sperimentali, pur se di grandi dimensioni: la loro incidenza su una diffusa e capillare pratica costruttiva fu circoscritta e, per diversi decenni, la costruzione, nella grande quantità, continuò a proporre tecnologie abbastanza tradizionali. A distanza di molti anni siamo oggi di fronte a una sorta di rivoluzione, almeno annunciata, del modo di costruire in Italia. Il settore delle costruzioni sta affrontando un profondo rinnovamento, a partire anche da nuovi parametri prestazionali richiesti da normative sempre più definite, da rinnovate culture progettuali e da episodiche sensibilità della committenza.
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